La soppressione del servizio di reperibilità telefonica previsto dal cosiddetto “pacchetto qualità” rischia di creare un grave disorientamento tra i pazienti siciliani.reperibilità telefonica medico
Con la cessazione di quel servizio, i medici di medicina generale non sono più tenuti a garantire la specifica disponibilità telefonica continuativa nella fascia compresa tra le 8 e le 20. Di conseguenza, quando il medico non è presente in studio e non risponde al telefono, il cittadino può trovarsi senza un punto di riferimento immediato.
A evidenziare la criticità è il Codacons, che chiede alla Regione Siciliana e alle Aziende sanitarie provinciali di chiarire con urgenza quale percorso assistenziale debbano seguire i pazienti quando non riescono a contattare il proprio medico di famiglia.
“Per anni il medico di medicina generale ha rappresentato, anche telefonicamente, il primo punto di riferimento per migliaia di assistiti – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons -. Oggi, venuta meno quella specifica disponibilità prevista dal pacchetto qualità, molti cittadini rischiano di non sapere chi chiamare e dove recarsi quando hanno bisogno di una risposta sanitaria durante le ore diurne“.
Secondo il Codacons, la criticità riguarda soprattutto quei problemi che richiedono una valutazione tempestiva, ma non costituiscono un’emergenza: febbre elevata, infezioni, riacutizzazioni di patologie croniche, dubbi sulle terapie o altre condizioni che potrebbero essere affrontate nell’ambito dell’assistenza territoriale.
“Quando il medico non è in studio e non risponde al telefono – spiega Tanasi – il paziente può trovarsi davanti a un vuoto informativo e assistenziale. Può non sapere se attendere la riapertura dell’ambulatorio, rivolgersi alla Continuità Assistenziale, cercare una Casa della Comunità oppure recarsi direttamente al Pronto Soccorso“.
Il Codacons sottolinea che questa incertezza colpisce in modo particolare gli anziani, i pazienti fragili, le persone affette da patologie croniche e coloro che hanno maggiori difficoltà a orientarsi autonomamente tra i diversi servizi sanitari.
“Non si può lasciare al cittadino il compito di individuare da solo la soluzione mentre sta affrontando un problema di salute – sottolinea Tanasi -. Se viene meno il punto di riferimento rappresentato dalla reperibilità telefonica del medico di famiglia, deve essere immediatamente disponibile un servizio alternativo, facilmente accessibile e chiaramente indicato“.
Secondo il Codacons, le Case della Comunità potranno svolgere questa funzione soltanto nei territori in cui siano effettivamente operative, con medici e personale sanitario presenti, orari certi, recapiti pubblici e modalità di accesso chiaramente comunicate alla popolazione.
“Non basta prevedere nuovi servizi sulla carta – dichiara Tanasi -. Il paziente deve sapere quali strutture sono realmente aperte, in quali orari può accedervi, quali prestazioni vengono garantite e chi può contattare quando il proprio medico non è disponibile“.
Il Codacons avverte che, in assenza di una rete territoriale efficiente e riconoscibile, il disorientamento dei pazienti può tradursi in un aumento degli accessi impropri ai Pronto Soccorso, aggravando ulteriormente la pressione sulle strutture ospedaliere.
Per questo l’associazione chiede alla Regione Siciliana e alle ASP di rendere pubblici, territorio per territorio, gli orari dei servizi attivi, i recapiti della Continuità Assistenziale, le Case della Comunità effettivamente operative e le modalità con cui ottenere assistenza quando il medico di famiglia non è raggiungibile.
“I pazienti non possono passare dalla certezza di avere un medico da contattare all’incertezza di non sapere più a chi rivolgersi – afferma Tanasi -. La Regione Siciliana e le ASP intervengano subito, garantendo un punto di riferimento certo durante le ore diurne. Senza servizi territoriali realmente operativi, il rischio è che il cittadino resti solo oppure sia costretto a rivolgersi al Pronto Soccorso“. – conclude Tanasi.










