I dati pubblicati nei giorni scorsi restituiscono un quadro preoccupante sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in Sicilia. Dei 46.599 progetti finanziati nell’Isola, per un valore complessivo superiore a 12 miliardi di euro, alla data del 1° luglio 2026 risulterebbe concluso soltanto il 16,7%, contro una media nazionale del 26,2%.PNRR Sicilia

Più dell’83% degli interventi risulta quindi ancora in corso. Catania si ferma al 16%, Palermo al 17,1% e Messina al 18,7%, mentre Caltanissetta raggiunge il 36,8%, dimostrando che, nonostante le difficoltà generali, risultati migliori sono possibili.

PNRR SiciliaCODACONS SICILIA CHIEDE TRASPARENZA, RESPONSABILITÀ E UN PIANO STRAORDINARIO PER SALVARE OPERE E RISORSE

Questi numeri non possono essere archiviati come una semplice difficoltà burocratica – dichiara l’avvocato Bruno Messina, vicepresidente regionale del Codacons Sicilia . Il PNRR avrebbe dovuto ridurre i divari territoriali e modernizzare infrastrutture, sanità, scuole, servizi pubblici e sistemi digitali. Dietro ogni progetto che non arriva a conclusione non vi è soltanto una percentuale negativa: vi sono servizi che tardano, cantieri da completare, imprese che attendono pagamenti e cittadini che continuano a subire disagi“.

Gli investimenti destinati alla Sicilia riguardano settori fondamentali come la transizione ecologica, l’istruzione, la ricerca, le infrastrutture, la digitalizzazione, l’inclusione sociale e la sanità. Interventi che incidono direttamente sulla qualità della vita delle famiglie, sulla sicurezza dei territori, sulla competitività delle imprese e sulle opportunità di lavoro per i giovani.

Le criticità non emergono soltanto dall’ultimo monitoraggio. Nel maggio 2026, un referto della Corte dei conti, riferito a un diverso insieme di progetti affidati agli enti territoriali, aveva già collocato la Sicilia all’ultimo posto, con il 22,4% degli interventi conclusi e pagamenti pari al 32,1% del costo complessivo, contro una media nazionale del 41,1%.

I due monitoraggi si riferiscono a date e perimetri differenti e le relative percentuali non possono essere confrontate direttamente. Entrambi, tuttavia, segnalano una persistente difficoltà nel trasformare finanziamenti, procedure e aggiudicazioni in opere e servizi concretamente disponibili.

Non è più sufficiente comunicare che un progetto è genericamente “in corso” – prosegue Messina –. Occorre spiegare ai siciliani se l’opera è stata progettata, appaltata, avviata, materialmente eseguita, collaudata e resa utilizzabile. Un cantiere aperto non equivale a un servizio funzionante e un finanziamento assegnato non equivale a un risultato raggiunto“.

La situazione è ancora più urgente alla luce delle scadenze europee. Il 31 agosto 2026 rappresenta il termine finale per il conseguimento dei traguardi e degli obiettivi del Piano, mentre entro il 30 settembre dovrà essere presentata alla Commissione europea la richiesta finale di pagamento.

Non rimangono, quindi, mesi per programmare. Restano poche settimane per verificare quali interventi possano essere effettivamente portati a compimento e quali rischino di non raggiungere gli obiettivi previsti.

Il Codacons Sicilia chiede al Governo regionale di presentare immediatamente un piano straordinario che indichi, per ciascun progetto, lo stato effettivo di avanzamento, le somme ricevute e pagate, le opere materialmente realizzate, la data prevista per il completamento, le ragioni degli eventuali ritardi e l’amministrazione responsabile.

Per gli interventi ancora recuperabili, l’associazione propone la costituzione di unità operative provinciali composte da tecnici, amministrativisti ed esperti di appalti, rendicontazione e fondi europei. Strutture capaci di assistere concretamente gli enti attuatori, senza aggiungere nuovi passaggi burocratici.

È necessario, inoltre, garantire il tempestivo e corretto aggiornamento della piattaforma ReGiS, accelerare collaudi, verifiche finali e pagamenti, risolvere le criticità documentali e concentrare gli sforzi sugli interventi in grado di produrre benefici concreti per i cittadini.

Per i progetti che non potranno essere completati nei termini, la Regione dovrà rendere pubbliche le cause dei ritardi e individuare immediatamente, insieme al Governo nazionale, eventuali strumenti di continuità finanziaria. Bisogna evitare che opere già avviate rimangano incompiute o che i relativi costi finiscano per gravare sui bilanci degli enti locali e, quindi, sui cittadini siciliani.

«Non servono altre cabine di regia prive di reali poteri operativi – osserva Messina –. Servono scadenze settimanali, verifiche pubbliche e responsabilità chiaramente individuate. Il risultato raggiunto da Caltanissetta deve inoltre essere analizzato per comprendere quali procedure abbiano funzionato e se possano essere rapidamente replicate negli altri territori».

Alla luce dei nuovi dati, il Codacons Sicilia chiede la pubblicazione di un elenco completo e aggiornato di tutti i progetti PNRR dell’Isola, con l’indicazione dei cronoprogrammi, dei pagamenti effettuati e dello stato materiale delle opere.

L’avvocato Bruno Messina annuncia inoltre la presentazione di un’istanza di accesso agli atti e di accesso civico generalizzato, finalizzata ad acquisire un quadro dettagliato degli interventi, e propone l’istituzione di un Osservatorio civico permanente sul PNRR in Sicilia, aperto alla partecipazione di ordini professionali, università, associazioni e rappresentanti delle imprese.

Il Codacons non intende sostituirsi alle amministrazioni né formulare condanne preventive – afferma Messina – ma pretende che sia fatta piena luce sull’impiego di oltre 12 miliardi di euro destinati alla Sicilia. Queste risorse appartengono alla collettività e devono tradursi in scuole sicure, ospedali efficienti, infrastrutture moderne, servizi digitali e nuove opportunità di lavoro“. – conclude Bruno Messina.

Immagine generata con intelligenza artificiale (AI)

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