La violenta aggressione avvenuta nella tarda serata del 20 settembre nell’area Triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Marco di Catania, nella quale sono rimasti feriti un infermiere, due addetti alla vigilanza e il familiare di un altro paziente, riporta in primo piano, secondo il Codacons, il tema della sicurezza nelle strutture sanitarie.
“Esprimiamo piena solidarietà alle persone rimaste ferite. Medici, infermieri e operatori devono poter lavorare senza temere aggressioni e i cittadini devono poter accedere alle cure in un ambiente sicuro – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons – La violenza non ha alcuna giustificazione e mette a rischio non soltanto chi la subisce, ma anche il regolare svolgimento dell’assistenza.”
Il Codacons sottolinea che il fenomeno ha dimensioni nazionali. Secondo i dati dell’Osservatorio del Ministero della Salute, nel 2025 sono state segnalate quasi 18 mila aggressioni, che hanno coinvolto 23.367 operatori, con i Pronto Soccorso tra gli ambiti ospedalieri maggiormente interessati.
Per l’associazione occorre agire su tre fronti: sicurezza, organizzazione dei servizi e concreta applicazione delle misure di prevenzione già previste.
Sul fronte della sicurezza, il Codacons sollecita la Prefettura e le forze dell’ordine a valutare, sulla base dei livelli di rischio, un rafforzamento della presenza nei Pronto Soccorso maggiormente esposti e nelle fasce orarie più critiche. L’associazione propone inoltre di riconvocare il confronto sulla sicurezza ospedaliera già avviato in Prefettura, coinvolgendo aziende sanitarie, Ordini professionali e rappresentanti degli operatori.
Per quanto riguarda il San Marco, il Codacons ritiene necessario accertare quali procedure siano state attivate durante l’aggressione del 20 settembre e valutare l’efficacia dei sistemi di protezione esistenti. L’associazione chiede inoltre di conoscere lo stato di attuazione nel presidio delle bodycam annunciate dall’Azienda Policlinico “G. Rodolico – San Marco“, dopo l’avvio dei primi dispositivi al Rodolico.
Sul piano organizzativo, il Codacons richiama l’attenzione su sovraffollamento, attese prolungate, carenza di personale e informazioni insufficienti, condizioni che possono aumentare stress, esasperazione e conflittualità. Per l’associazione nessuna di queste criticità può giustificare un’aggressione, ma trascurarle significherebbe ignorare fattori che possono contribuire ad accrescere la tensione.
“Un’attesa, un disservizio o un’incomprensione non autorizzano mai la violenza – sottolinea Tanasi – Ma prevenire significa anche intervenire sulle condizioni nelle quali cittadini e operatori trascorrono ore nei Pronto Soccorso. Ridurre il sovraffollamento, garantire organici adeguati e informare con chiarezza pazienti e familiari può contribuire a disinnescare le tensioni prima che degenerino.”
Per affrontare queste criticità, il Codacons propone di rafforzare gli organici nei turni più delicati, migliorare la gestione dei flussi e assicurare informazioni chiare e periodiche sui tempi e sulle priorità assistenziali. L’associazione ritiene inoltre necessario spiegare meglio il funzionamento del Triage, nel quale la priorità dipende dalle condizioni cliniche e non semplicemente dall’ordine di arrivo.
Il Codacons indica anche il potenziamento della medicina territoriale, della continuità assistenziale e dei percorsi dedicati alle urgenze minori come strumenti utili ad alleggerire la pressione sui servizi di emergenza, tutelando sia gli operatori sia i cittadini in attesa di assistenza.
Sul terzo fronte, quello dell’attuazione degli strumenti già esistenti, il Codacons ricorda che la Sicilia dispone di specifiche Linee guida regionali per la prevenzione delle aggressioni agli operatori sanitari, che prevedono valutazione del rischio, segnalazione, monitoraggio e formazione. L’associazione sollecita quindi la Regione Siciliana e le aziende sanitarie a verificarne l’effettiva applicazione e a rendere pubblici, entro 30 giorni, i risultati di una ricognizione sui Pronto Soccorso catanesi. Per il Codacons, le eventuali criticità che richiedano interventi urgenti devono invece essere affrontate immediatamente.
“Le sanzioni – prosegue Tanasi – intervengono quando il danno è già avvenuto. La vera sfida è impedire che la violenza si verifichi. Proteggere chi lavora negli ospedali significa tutelare anche chi ha bisogno di essere curato. Chiediamo interventi concreti, risultati verificabili e un monitoraggio costante. La sicurezza non può tornare al centro dell’attenzione soltanto dopo l’ennesima aggressione.” – conclude Tanasi
Immagine generata con AI (Intelligenza artificiale).













