Il Codacons e l’Articolo 32 – AIDMA (Associazione Italiana Difesa Diritti del Malato) lanciano l’allarme sulla crescente frammentazione della politica sanitaria, tra riduzione della spesa farmaceutica, riorganizzazione della medicina generale, tensioni sull’intramoenia, liste d’attesa e carenze strutturali del servizio pubblico.sanità frammentata
Secondo le due associazioni, il caso siciliano del taglio alla spesa farmaceutica territoriale, con una riduzione di circa 25 milioni di euro e l’introduzione di obiettivi economici sulle prescrizioni, non può essere letto come una vicenda isolata. Per Codacons e Articolo 32 – AIDMA, infatti, tale scelta rappresenta il segnale di un metodo che affronta i problemi della sanità per compartimenti separati, senza una vera programmazione di sistema.

SANITÀ, CODACONS E ARTICOLO 32 – AIDMA: TAGLI ALLA FARMACEUTICA, MEDICI DI FAMIGLIA E INTRAMOENIA, MANCA UNA REGIA UNICAsanità frammentata

Il nodo principale, secondo le due sigle, è la mancanza di una visione unitaria. A livello nazionale, osservano Codacons e Articolo 32 – AIDMA, si discute di una riorganizzazione della medicina generale che introduce un doppio canale tra convenzione riformata e nuove forme di rapporto di dipendenza, incidendo sull’assetto tradizionale del medico di famiglia. A livello regionale, invece, evidenziano le associazioni, si impongono tetti, controlli e obiettivi di spesa proprio ai medici di famiglia, che finiscono per diventare il punto terminale di prescrizioni, bisogni dei pazienti, indicazioni specialistiche e vincoli amministrativi.
Il quadro, secondo Codacons e Articolo 32 – AIDMA, è reso ancora più delicato dal parallelo dibattito sull’intramoenia e sulle liste d’attesa. Le associazioni precisano che riaffermare la centralità dell’attività istituzionale del Servizio sanitario nazionale è un principio condivisibile, ma aggiungono che ogni intervento deve essere inserito in una strategia capace di trattenere i professionisti nel pubblico, rafforzare gli organici e garantire tempi certi di cura ai cittadini.
La denuncia riguarda quindi il metodo complessivo con cui si sta intervenendo sulla sanità. Per le due associazioni, medicina territoriale, ospedali, farmaceutica, specialistica, liste d’attesa, pazienti cronici e fragili sono parti dello stesso sistema. Toccare un settore senza coordinare gli altri, avvertono Codacons e Articolo 32 – AIDMA, significa produrre nuovi squilibri invece di correggere quelli esistenti.sanità frammentata
In Sicilia, denunciano le associazioni, il tetto alla spesa farmaceutica rischia di mettere il medico di famiglia in una posizione estremamente difficile: da un lato deve garantire le cure necessarie ai pazienti, dall’altro deve fare i conti con obiettivi economici, controlli e possibili contestazioni. Per Codacons e Articolo 32 – AIDMA, il pericolo concreto è che il rapporto fiduciario tra medico e paziente venga incrinato da logiche di bilancio che nulla hanno a che vedere con la valutazione clinica del singolo caso.
Le associazioni chiariscono che la lotta agli sprechi è doverosa, ma non può trasformarsi in compressione del diritto alla cura. Eventuali inappropriatezze prescrittive, duplicazioni, inefficienze o sprechi organizzativi devono essere individuati e corretti con strumenti seri, dati trasparenti e responsabilità distribuite lungo tutta la filiera sanitaria. Per Codacons e Articolo 32 – AIDMA, tuttavia, non si può scaricare il peso del contenimento della spesa sull’ultimo anello del rapporto con il cittadino.
Da qui la richiesta delle due associazioni alla Regione Siciliana e al Governo nazionale di aprire un confronto organico con medici, professionisti sanitari, associazioni dei pazienti e rappresentanze civiche, affinché ogni riforma sia valutata non solo sul piano contabile, ma soprattutto sui suoi effetti concreti sull’accesso alle cure.
Qui il punto non è difendere una categoria contro un’altra, ma tutelare il diritto dei cittadini a una sanità comprensibile, programmata e realmente funzionante – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons La politica sanitaria appare sempre più frammentata: si interviene sui medici di famiglia, sulla farmaceutica, sull’intramoenia e sulle liste d’attesa come se ogni settore potesse essere regolato separatamente, senza valutare gli effetti sull’intero sistema. La sanità, però, non è una somma di compartimenti stagni – prosegue Tanasi – e il paziente non distingue tra decreto nazionale, provvedimento regionale, budget aziendale o vincolo amministrativo, ma chiede cure in tempi ragionevoli, farmaci adeguati e medici messi nelle condizioni di lavorare. Serve una programmazione vera, non una sequenza di misure scollegate. Non si può parlare di rafforzamento del territorio e poi gravare i medici di famiglia di tetti, controlli e responsabilità economiche; non si può parlare di rilancio del pubblico e poi alimentare tensioni che rischiano di rendere meno attrattivo il lavoro negli ospedali. Così si rischia di scaricare sul cittadino il peso delle contraddizioni del sistema, colpendo soprattutto malati cronici, anziani e famiglie fragili“. –  conclude Tanasi

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