Ci sono notizie davanti alle quali non ci si può limitare all’indignazione di qualche ora per poi tornare alla normalità. È il caso del bambino di appena 18 mesi che vive insieme alla madre detenuta nella Casa circondariale di Gazzi, a Messina.bambino in carcere a Messina

Per il Codacons, a quell’età un bambino dovrebbe conoscere il mondo attraverso i colori, i giochi e gli spazi aperti, non attraverso una porta blindata, le sbarre e i rumori di un istituto penitenziario.bambino in carcere a Messina

La vicenda è stata denunciata dai garanti dei detenuti di Palermo, Messina e Siracusa, che hanno rivolto un appello alla magistratura di sorveglianza, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Tribunale per i Minorenni affinché venga individuata con urgenza una soluzione diversa dalla permanenza del bambino in cella.

Il Codacons, attraverso il vicepresidente regionale avv. Bruno Messina, si unisce all’appello e chiede che vengano valutati tempestivamente tutti gli strumenti consentiti dalla legge, compreso l’eventuale collocamento in un Istituto a custodia attenuata per detenute madri (ICAM), struttura penitenziaria caratterizzata da un regime e da ambienti maggiormente adeguati alla presenza dei figli minori, o, ricorrendone i presupposti, in una casa famiglia protetta.

MESSINA E TANASI: SERVE UNA SOLUZIONE IMMEDIATA E UNA RISPOSTA STRUTTURALE PER LA SICILIAbambino in carcere a Messina

SICILIAOccorre tenere distinti due piani – afferma Bruno Messina –. Il primo riguarda la madre, la sua posizione giudiziaria e le decisioni che spettano esclusivamente alla magistratura. Il secondo riguarda un bambino che non ha commesso alcun reato e al quale non può essere fatto scontare, neppure indirettamente, ciò che viene contestato al genitore. È su questo secondo piano che le istituzioni sono chiamate ad agire con la massima urgenza“.

Messina sottolinea che il Codacons non chiede scorciatoie né interferenze nelle valutazioni della magistratura, ma che siano esaminate senza ritardi tutte le possibilità offerte dalla legge affinché il minore possa vivere in un ambiente adeguato alla sua età.

Il Codacons ricorda che non si tratta di un caso isolato. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, al 31 maggio 2026 negli istituti penitenziari italiani risultavano presenti 25 madri detenute con complessivamente 30 figli al seguito. L’associazione evidenzia inoltre che nelle statistiche ministeriali riferite al 31 marzo 2026 risultava già presente proprio nella Casa circondariale di Messina una madre detenuta con un figlio al seguito.bambino in carcere a Messina

Sul quadro giuridico interviene Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale del Codacons, che richiama la necessità di conciliare l’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria con la tutela effettiva dei diritti del minore.

Questa vicenda – afferma Tanasi – pone una questione che va oltre il singolo caso. La posizione giudiziaria del genitore e la tutela del figlio devono essere valutate su piani distinti. L’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria non può far venir meno l’esigenza di salvaguardare, secondo gli strumenti previsti dall’ordinamento, il superiore interesse del minore e i diritti riconosciuti all’infanzia“.

Tanasi richiama l’articolo 31 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù, e la legge n. 62 del 2011, intervenuta sulla disciplina relativa alle detenute madri e ai figli minori.

Non si tratta di mettere in discussione le determinazioni della magistratura – prosegue il Segretario Nazionale del Codacons – ma di verificare se, ricorrendone i presupposti di legge, possano essere utilizzati gli strumenti previsti per contemperare le esigenze connesse all’esecuzione del provvedimento con quelle di tutela del bambino“.

Il Codacons rileva che, secondo l’elenco del Ministero della Giustizia, gli ICAM sono presenti a Torino, Milano, Venezia, Cagliari e Lauro, mentre la Sicilia non compare nell’elenco.

L’assenza nell’Isola di una struttura di questo tipo merita una valutazione istituzionale – sottolinea Tanasi –. La Sicilia deve interrogarsi sulla disponibilità di soluzioni idonee per i casi che coinvolgono detenute madri con figli molto piccoli. Non chiediamo automatismi, ma che il sistema sia nelle condizioni di evitare, quando la legge lo consente, che un bambino trascorra una fase decisiva della propria crescita all’interno di un istituto penitenziario“.

Il Codacons chiede quindi alla Regione Siciliana, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di verificare concretamente la possibilità di dotare l’Isola di strutture idonee alle esigenze delle detenute madri con figli piccoli, predisponendo una risposta stabile e non legata alle singole emergenze.

Messina richiama infine l’attenzione sulle condizioni complessive del sistema penitenziario siciliano e sul lavoro svolto dal personale.

Il personale penitenziario merita rispetto per l’impegno profuso in condizioni spesso difficili – osserva il vicepresidente regionale del Codacons – ma un carcere rimane un luogo destinato alla custodia di persone private della libertà. Non può essere considerato l’ambiente nel quale un bambino trascorre una fase così importante della propria crescita“.

Per Tanasi, il caso di Messina deve quindi rappresentare anche l’occasione per affrontare il problema in prospettiva, nel rispetto delle competenze dell’autorità giudiziaria e dei diritti del minore.

La detenzione riguarda il genitore, mentre il bambino conserva integralmente i propri diritti. Le istituzioni devono verificare ogni soluzione consentita dalla legge affinché possa crescere, per quanto possibile, in condizioni compatibili con la sua età e con il suo sviluppo. La pena della madre non può diventare, nei fatti, la pena del figlio” – conclude Tanasi.

Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale (AI).

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