Dopo la flessione registrata a ottobre, la produzione industriale torna a crescere a novembre, con un incremento dell’indice sia su base mensile che su base annua, secondo quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’ISTAT. industrie novembre 2025

Il recupero registrato nel mese di novembre appare tuttavia ancora fragile e non sufficiente a segnare un’inversione di tendenza – spiega Codacons – poiché l’industria italiana continua a mostrare segnali di debolezza strutturale, in particolare sul fronte dei beni di consumo, che su base annua registrano una flessione dello 0,8%, mentre ancora più critico risulta il dato relativo ai beni durevoli, che a novembre segnano un crollo del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. industrie novembre 2025

Si tratta di un indicatore particolarmente significativo perché l’andamento dei beni durevoli riflette direttamente il livello di fiducia delle famiglie e la loro capacità di sostenere spese rilevanti – continua il Codacons – il forte calo evidenzia una propensione al consumo ancora contenuta, condizionata dalla riduzione del potere d’acquisto e da un clima di incertezza che spinge cittadini e imprese a rinviare decisioni di spesa e investimento.

Nei primi undici mesi del 2025 la produzione industriale registra complessivamente una contrazione dello 0,5%, confermando come l’anno sia stato caratterizzato da una crescita debole e discontinua, penalizzata dalla stagnazione dei consumi interni e dagli effetti persistenti del caro-prezzi sulla spesa delle famiglie e, aggiunge l’associazione, da un contesto economico che continua a comprimere la domanda interna.

Sulla situazione interviene Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons, secondo cui “il lieve rimbalzo registrato a novembre non può essere interpretato come un segnale di svolta. Il crollo dei beni durevoli dimostra che famiglie e imprese restano in difficoltà e continuano a rinviare le spese più rilevanti. Senza un recupero stabile dei consumi e del potere d’acquisto, il rischio è quello di una stagnazione prolungata dell’industria italiana”. – conclude Tanasi.

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