aprile 25, 2019

Incendio della Raffineria di Milazzo del 27 settembre 2014. Rinviati a giudizio per disastro colposo i vertici della Raffineria.

Il Codacons si costituisce parte civile, annuncia esposto alla Corte dei Conti per danno erariale a causa dell’inerzia del Ministero dell’Ambiente, del Ministero della Salute e della Regione Siciliana e chiede nomina di un commissario ad acta.

Incendio raffineria MilazzoIl Codacons, rappresentato dal Segretario Nazionale prof.  Francesco Tanasi e assistito dall’avv. Carmelo Sardella, Dirigente dell’Ufficio Legale Siciliano dell’Associazione, si è costituito parte civile nel processo che prenderà il via presso il Tribunale di Barcellona il 12 aprile per il disastro ambientale causato a seguito dei fatti occorsi nel Settembre del 2014, quando di notte, presso la Raffineria mediterranea di Milazzo si sviluppava un pauroso incendio ad uno dei serbatoi dell’impianto, causando concreti ed effettivi pericoli per la pubblica incolumità e per l’ambiente, con propagazione delle fiamme per un’altezza di diverse decine di metri e protrazione della combustione per circa sei giorni. Il Giudice dell’Udienza Preliminare, Dott. Pugliese, infatti, ha rinviato a giudizio i vertici della raffineria di Milazzo con l’accusa di disastro colposo ai sensi degli art. 449 e 434, comma 2 del codice penale. Da quest’ennesimo incidente per la raffineria, afferma l’Avv. Sardella, traspaiono gravi negligenze e omissioni e conseguenti responsabilità nella violazione della normativa vigente in tema di attività di manutenzione e prevenzione. Incendio raffineria Milazzo

Il Codacons, inoltre, stigmatizza duramente l’assenza delle parti offese, Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente e Regione Siciliana, che non si sono costituite come parti civili. Il Codacons – tramite Sardella – annuncia, quindi, la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale e chiede al Presidente del Consiglio Conte di nominare un commissario ad acta per sostituire i due ministri colpevolmente inerti nel processo. La situazione è piuttosto grave, se si considera che siamo in un area in cui gli impianti a rischio di incidenti rilevanti sono molti e vicini, da cui può derivare un effetto “domino” in caso di incidente. In parole povere una esplosione o uno scoppio da un impianto si estenderebbe a quelli vicini con conseguenze catastrofiche per tutta l’area limitrofa fortemente antropizzata.

A Milazzo, come nel resto delle raffinerie in Sicilia, invece, nonostante il preciso obbligo previsto dalla legge, non vengono svolte molte attività di controllo e monitoraggio imposte dalla legge e non viene assicurata alcuna informazione alle popolazioni, informazione che dovrebbe essere, invece, capillare.

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